30/01/2008
Ora so!
Ora so da dove vengo. Ora so da dove devo ripartire. Ora so dove devo tornare.
E' stata un'esperienza indimenticabile, spero la prima di una serie che arricchirrà questo mio percorso, perché ora ho ricevuto la chiave per sciogliere tanti nodi, e so come devo continuare a lavorare. Non è un caso se solo ora ho sentito il bisogno di incontrare la persona che ho incontrato l'altro giorno e che mi ha svelato quelle verità di cui avevo bisogno. Ora ho un bel po' di informazioni su cui meditare e lavorare per giungere alla piena rigenerazione del mio Io più intimo. Ho voluto questa esperienza talmente tanto e col cuore più puro possibile che essa mi ha ripagato generosamente, e farò tesoro di quanto ricevuto perché, lo ripeto, è la chiave che cercavo.
Ho anche avuto conferma di altre verità, altrettanto importanti per me. Ho avuto conferma su A.: è esattamente come intuivo da mesi, sapevo già come stavano le cose (anche perché certi atteggiamenti sono sempre stati evidenti), conoscevo già quello che mi è stato celato come un segreto e del quale, invece, bastava parlarmi con tutta serenità. Ho avuto conferma sulle mie vere aspirazioni di vita, quelle che si stanno manifestando negli ultimi tempi. Ora so come agire di conseguenza, devo solo organizzare le mie "strutture" (si veda il post precedente).
Ma la cosa più importante è che ora nel mio cuore e nella mia mente risuona dolcemente un nome: Nihat...
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29/01/2008
Sostanza, forma, strutture
Nella progressione quotidiana lungo il mio percorso, mi sto rendendo conto che sto lavorando su tre livelli, diversi e distinti ma compenetrati e necessari uno all'altro per rendere completamente quel "me stesso" che da più di un anno ho deciso (per profonda necessità interiore) di ricreare e sviluppare. Sto realizzando che il mio Io inteso come forma completa che mi permette di identificarmi nel mondo si sviluppa su tre piani che mi piace definire forma, sostanza e strutture. Sicuramente non sto realizzando la concettualizzazione del secolo, tutti i filosofi degni di nota hanno sempre soffermato la loro attenzione sul binomio forma/sostanza. Ad esempio, per Aristotele la sostanza è ciò che permette all'ente di essere determinato in un certo modo, ovvero la qualità senza la quale un certo ente sarebbe diverso da ciò che è (senza la quale sarebbe un altro ente avente una diversa determinazione). Per ciò che riguarda soprattutto gli enti sensibili, si può definire la sostanza come un'unione di forma e materia. Tale binomio viene chiamato da Aristotele "sinolo" (synolon). Un ente è ciò che è e non un'altra cosa proprio perché ha una certa forma, forma che si plasma a sua volta entro una materia, che può essere anche più di una per ciascun ente. La combinazione forma/materia, il sinolo, determina in modo necessario ciò che un ente è.
Per me, la mia sostanza è la mia parte interiore, la mia spiritualità, la mia coscienza, la mia mente, i miei pensieri, la mia struttura energetica sottile; sono le mie consapevolezze, il mio spirito, i miei desideri, la mia concezione del mondo, dell'ambiente e degli altri essere senzienti, il mio modo di vivere la vita. La mia sostanza, insomma, è per me la mia parte intangibile, quella che alberga dentro l'involucro costituito dal corpo e dalla mia fisicità e che si manifesta attraverso sentimenti, azioni e reazioni.
Per forma intendo appunto la manifestazione della mia sostanza: un gesto, una parola proferita, un sorriso, un atteggiamento, un comportamento, un'azione, una scelta sono tutte espressioni della mia forma. Ora, è evidente che questa forma è decisamente condizionata dalla sostanza che la anima (Husserl diceva che "la coscienza conferisce senso a ciò che ne è privo, anima l’inanimato, dà forma all’amorfo), e che quindi qualsiasi cambiamento nella sostanza si manifesta, a livello pratico e alla portata dei sensi umani, in cambiamenti altrettanto significativi in atteggiamenti, comportamenti, azioni e così via.
Ritengo però che la mia fisicità sia al contempo forma e sostanza: forma perché è l'involucro di cui ho detto che contiene la mia sostanza e che da questa viene condizionato nelle sue manifestazioni, ma allo stesso tempo è di per sé sostanza perché, ritengo alla luce di quanto sto esperendo lungo il mio percorso di cambiamento, spesso mi sembra che la mia fisicità stessa induca dei cambiamenti verso i livelli più profondi e spirituali del mio essere, proprio come essa possedesse una parte innata di sostanza in grado di influire sul resto del mio sistema. Forse è proprio per questo motivo che ripeto sempre che più faccio pratiche spirituali, più ravvivo e muto la mia fisicità e il mio essere nel mondo, e più faccio attività fisiche, più sento stimolate anche le mie attività energetiche sottili e il mio spirito.
In questo mio ragionamento, ho sentito la necessità di includere anche un terzo elemento, che chiamo "strutture". Si tratta delle cornici in cui si sviluppa la mia vita, dei contesti, delle persone che frequento, del lavoro, delle mie routine quotidiane, delle attrezzature di cui mi servo durante le ventiquattr'ore, di tutto ciò, insomma, che costituisce molto concretamente e banalmente il "frame" entro il quale posso agire, pensare, scegliere e reagire. Sembrerà un elemento poco filosofico, e invece sto comprendendo quanto anche le strutture della mia vita abbiano un peso nel mio percorso di cambiamento, poiché ora che sto riuscendo a cambiare la sostanza, e di conseguenza anche la forma, mi rendo conto che spesso - a questo punto del cammino - sono le strutture consolidatesi finora a condizionare (limitando o permettendo) l'evolversi del mio nuovo io. Esempi banali: struttura è il luogo in cui risiedo, che condiziona i tempi e le modalità di spostamento verso i miei contesti lavorativi e di socializzazione; struttura sono le argomentazioni che posso sentire mie in un qualsivoglia contesto di interazione umana (è chiaro che avere o meno la possibilità di interloquire su certi argomenti influenza le mie possibilità di integrazione in gruppi sociali nuovi, come ad esempio un bar, per quanto la mia nuova sostanza mi spinga ora a farlo a differenza che in passato); struttura è l'insieme di caratteristiche che altri individui mi attribuiscono dopo anni di convivenza (qualità, abitudini, ecc.) e che possono limitare eventuali miei slanci verso nuove abitudini e modi di fare, tra cui, ad esempio, la voglia di cambiare totalmente lavoro o addirittura di migrare all'estero. Le strutture della mia vita sono certamente tante altre, come per ogni individuo.
Aver dedotto l'esistenza delle strutture nel complesso sistema che già includeva forma e sostanza è sicuramente una conquista, ma allo stesso tempo uno spunto per lavorare ancora di più e in profondità per proseguire con maggiore efficacia il mio percorso. Sto acquisendo consapevolezza che, ora che la mia sostanza sta effettivamente mutando, devo intervenire su molte strutture per permettere che il mio Io viva appieno i cambiamenti in corso. Occorre che de-strutturi per poi ri-strutturare, senza la paura di vivere il senso di smarrimento normale per chi decide di "cambiare vita". Ciò può voler significare cambiare nel concreto contesti e luoghi, ma anche allontanare persone e situazioni che ritenga limitare le mie nuove possibilità e aspirazioni. Voglio però essere fiducioso e non ricorrere a scelte troppo razionali e studiate a tavolino, che sicuramente risulterebbero anche dolorose: voglio credere che tutto verrà a suo tempo e con naturalezza, l'importante è permettere al flusso del cambiamento di scorrere liberamente e agire dove deve agire: ora, quindi, dopo sostanza e forma, anche sulle strutture.
09:40 Scritto da: fac.co | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |
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24/01/2008
Veritas
Lunedì saprò la verità, o le verità, forse ne basta solo una per iniziare a sbloccare un bel po' di cose. Una, ma fondamentale. Finalmente. Non chiedetemi chi e come me le svelerà, vi posso solo dire che è una persona che non conosco ma che già sento amica. Inizierò così a spogliarmi lentamente di questi panni dapprima solo sporchi, ora proprio vecchi e logori, che mi vanno stretti e in cui non mi riconosco più. Lunedì... Lunedì inizierò a riprendere in mano la mia stessa vita, e inizierò da questa verità. Lunedì forse avrò le lacrime agli occhi, ma sicuramente il cuore pieno e l'animo rivitalizzato. Lunedì forse già diventerò un altro, o forse sarò ancora la stessa persona, ma sicuramente con nuove consapevolezze e punti di vista. Lunedì forse già prenderò decisioni, o forse non cambierò direzione, ma acquisirò certamente maggior accortezza nelle scelte che mi si profilano all'orizzonte.
Lunedì... non sarà un lunedì qualunque...
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09/01/2008
Viaggio
Adoro questa poesia di Constantinos Kavafis, è per me molto significativa in questo periodo della mia vita. Voglio condividerla con chi è solito sbirciare in questo mio spazio. Che anche per voi sia un affettuoso insegnamento...
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Constantinos Kavafis, "Settantacinque poesie"
11:20 Scritto da: fac.co | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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