29/01/2008
Sostanza, forma, strutture
Nella progressione quotidiana lungo il mio percorso, mi sto rendendo conto che sto lavorando su tre livelli, diversi e distinti ma compenetrati e necessari uno all'altro per rendere completamente quel "me stesso" che da più di un anno ho deciso (per profonda necessità interiore) di ricreare e sviluppare. Sto realizzando che il mio Io inteso come forma completa che mi permette di identificarmi nel mondo si sviluppa su tre piani che mi piace definire forma, sostanza e strutture. Sicuramente non sto realizzando la concettualizzazione del secolo, tutti i filosofi degni di nota hanno sempre soffermato la loro attenzione sul binomio forma/sostanza. Ad esempio, per Aristotele la sostanza è ciò che permette all'ente di essere determinato in un certo modo, ovvero la qualità senza la quale un certo ente sarebbe diverso da ciò che è (senza la quale sarebbe un altro ente avente una diversa determinazione). Per ciò che riguarda soprattutto gli enti sensibili, si può definire la sostanza come un'unione di forma e materia. Tale binomio viene chiamato da Aristotele "sinolo" (synolon). Un ente è ciò che è e non un'altra cosa proprio perché ha una certa forma, forma che si plasma a sua volta entro una materia, che può essere anche più di una per ciascun ente. La combinazione forma/materia, il sinolo, determina in modo necessario ciò che un ente è.
Per me, la mia sostanza è la mia parte interiore, la mia spiritualità, la mia coscienza, la mia mente, i miei pensieri, la mia struttura energetica sottile; sono le mie consapevolezze, il mio spirito, i miei desideri, la mia concezione del mondo, dell'ambiente e degli altri essere senzienti, il mio modo di vivere la vita. La mia sostanza, insomma, è per me la mia parte intangibile, quella che alberga dentro l'involucro costituito dal corpo e dalla mia fisicità e che si manifesta attraverso sentimenti, azioni e reazioni.
Per forma intendo appunto la manifestazione della mia sostanza: un gesto, una parola proferita, un sorriso, un atteggiamento, un comportamento, un'azione, una scelta sono tutte espressioni della mia forma. Ora, è evidente che questa forma è decisamente condizionata dalla sostanza che la anima (Husserl diceva che "la coscienza conferisce senso a ciò che ne è privo, anima l’inanimato, dà forma all’amorfo), e che quindi qualsiasi cambiamento nella sostanza si manifesta, a livello pratico e alla portata dei sensi umani, in cambiamenti altrettanto significativi in atteggiamenti, comportamenti, azioni e così via.
Ritengo però che la mia fisicità sia al contempo forma e sostanza: forma perché è l'involucro di cui ho detto che contiene la mia sostanza e che da questa viene condizionato nelle sue manifestazioni, ma allo stesso tempo è di per sé sostanza perché, ritengo alla luce di quanto sto esperendo lungo il mio percorso di cambiamento, spesso mi sembra che la mia fisicità stessa induca dei cambiamenti verso i livelli più profondi e spirituali del mio essere, proprio come essa possedesse una parte innata di sostanza in grado di influire sul resto del mio sistema. Forse è proprio per questo motivo che ripeto sempre che più faccio pratiche spirituali, più ravvivo e muto la mia fisicità e il mio essere nel mondo, e più faccio attività fisiche, più sento stimolate anche le mie attività energetiche sottili e il mio spirito.
In questo mio ragionamento, ho sentito la necessità di includere anche un terzo elemento, che chiamo "strutture". Si tratta delle cornici in cui si sviluppa la mia vita, dei contesti, delle persone che frequento, del lavoro, delle mie routine quotidiane, delle attrezzature di cui mi servo durante le ventiquattr'ore, di tutto ciò, insomma, che costituisce molto concretamente e banalmente il "frame" entro il quale posso agire, pensare, scegliere e reagire. Sembrerà un elemento poco filosofico, e invece sto comprendendo quanto anche le strutture della mia vita abbiano un peso nel mio percorso di cambiamento, poiché ora che sto riuscendo a cambiare la sostanza, e di conseguenza anche la forma, mi rendo conto che spesso - a questo punto del cammino - sono le strutture consolidatesi finora a condizionare (limitando o permettendo) l'evolversi del mio nuovo io. Esempi banali: struttura è il luogo in cui risiedo, che condiziona i tempi e le modalità di spostamento verso i miei contesti lavorativi e di socializzazione; struttura sono le argomentazioni che posso sentire mie in un qualsivoglia contesto di interazione umana (è chiaro che avere o meno la possibilità di interloquire su certi argomenti influenza le mie possibilità di integrazione in gruppi sociali nuovi, come ad esempio un bar, per quanto la mia nuova sostanza mi spinga ora a farlo a differenza che in passato); struttura è l'insieme di caratteristiche che altri individui mi attribuiscono dopo anni di convivenza (qualità, abitudini, ecc.) e che possono limitare eventuali miei slanci verso nuove abitudini e modi di fare, tra cui, ad esempio, la voglia di cambiare totalmente lavoro o addirittura di migrare all'estero. Le strutture della mia vita sono certamente tante altre, come per ogni individuo.
Aver dedotto l'esistenza delle strutture nel complesso sistema che già includeva forma e sostanza è sicuramente una conquista, ma allo stesso tempo uno spunto per lavorare ancora di più e in profondità per proseguire con maggiore efficacia il mio percorso. Sto acquisendo consapevolezza che, ora che la mia sostanza sta effettivamente mutando, devo intervenire su molte strutture per permettere che il mio Io viva appieno i cambiamenti in corso. Occorre che de-strutturi per poi ri-strutturare, senza la paura di vivere il senso di smarrimento normale per chi decide di "cambiare vita". Ciò può voler significare cambiare nel concreto contesti e luoghi, ma anche allontanare persone e situazioni che ritenga limitare le mie nuove possibilità e aspirazioni. Voglio però essere fiducioso e non ricorrere a scelte troppo razionali e studiate a tavolino, che sicuramente risulterebbero anche dolorose: voglio credere che tutto verrà a suo tempo e con naturalezza, l'importante è permettere al flusso del cambiamento di scorrere liberamente e agire dove deve agire: ora, quindi, dopo sostanza e forma, anche sulle strutture.
09:40
Scritto da : fac.co
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Commenti
Ho trovato molto interessante il tuo ragionamento. A modo mio lo condivido attraverso un altra visione di me stesso. Sono convinto che la mente ed il corpo facciano parte dello stesso sistema. Alla mutazione di uno dei due fattori coincide un cambiamento anche dell'altro. Ho trovato molto importante questa scoperta di me stesso perché ho realizzato che non necessariamente per raggiungere un risultato devo partire da un approccio mentale. Posso farlo anche partendo dalla mia fisicità per poi approdare all'altra parte. Anzi alcune volte l'approccio esclusivamente mentale è sbagliato. Per quanto riguarda la forma e la sostanza che hai assimilato alla tua parte interiore ed a quella esteriore mi trovo d'accordo anche alla luce di quello che dicono i veda: ogni essere umano è dotato di 5 sensi (in realtà 6 se comprendiamo l'intuizione) e questi hanno una doppia valenza. Possono essere usati per percepire la realtà esteriore, ma anche quella interiore. Forse da questo punto di vista mi posso ritenere fortunato perché fin da piccolissimo, i miei genitori, mi hanno insegnato queste cose e mi hanno abituato ad usare i sensi anche verso la mia parte interiore. Cosa che praticamente nessuno fa. Praticandolo si apre un mondo un po' diverso da quello che vogliono farci credere. Ora però vado. Un saluto e ancora complimenti per l'articolo ed il percorso consapevole che hai intrapreso.
Giorgio
www.vapensiero.net
Scritto da : Giorgio | 11/12/2008
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