07/04/2008
Piccole cose
Sono piccole cose, quelle che non vanno. Magari sono anche sciocchezze.
Ma sommate tutte insieme creano un pasticciaccio insormontabile.
E va bene così.
09:40
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03/04/2008
Cose che non ho
Forse è così, io vivo fuori tempo;
è vero ciò che sento sotto pelle,
è come una costante sensazione di
mancata appartenenza
che suona e vedo le tue mani
allontanarsi alla deriva delle
cose che non ho,
cose che non avrei potuto avere mai,
e cose che non so,
le cose che non ho
sono ciò che sono e non chiedono scusa
(Guardale a fondo non cerco una scusa)
Forse è perché sorrido fuori tempo,
non riesco ad adattarmi e galleggiare,
perso dentro guai di cui non
provo neanche più a trovare un senso,
ti cerco e vedo le tue mani
allontanarsi alla deriva delle
cose che non ho,
cose che non avrei potuto avere mai,
e cose che non so,
le cose che non ho
sono ciò che sono e non chiedono scusa
(Guardale a fondo non cerco una scusa)
Ma non rinuncerò ai miei relitti, alle mie cose che non ho
e non le tradirò - cose che so
Non dimenticherò la nostra strada e ciò che siamo,
questo no non credo cambierò - cose che so -
cose che non ho,
cose che non avrei potuto avere mai,
e cose che non so,
le cose che non ho
sono ciò che sono e non chiedono scusa
(Guardale a fondo non cerco una scusa)
(Subsonica, "Cose che non ho")
09:55
Scritto da : fac.co
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29/02/2008
Uno sguardo dall'alto
Nel vicolo dietro al mio ufficio, dove abbiamo un ingresso secondario, abita una vecchina che è solita passare parte della giornata alla finestra. Una finestra che in realtà non è mai completamente aperta, con la tapparella a metà e limitata da una mini ringhiera a mo' di parapetto. In quello spazio angusto è possibile vedere emergere i grandi occhi della vecchina, dal volto scavato dall'età e le tipiche fossette sulle guance di chi, con pochi denti in bocca, probabilmente non si preoccupa nemmeno di indossare la protesi che, immagino, se ne sta riposta sul comodino, in un bicchiere pieno d'acqua. La vecchina se ne sta lì, e guarda il vicolo. Una stradina in cui non accade mai nulla, in cui i pochi passanti sono ormai volti conosciuti perché residenti nei quattro o cinque condomìni che vi si affacciano. Ma lei è sempre lì, e scruta. Chissà cosa pensa! Chissà se nella sua mente frullano ricordi, paure, senso di solitudine, volontà di controllo del territorio sottostante... forse tutto ciò, forse altro, non mi è dato comprenderlo. Non è la prima volta che la vecchina mi rivolge la parola dall'alto, mentre io mi fumo un sigarello davanti al mio ingresso, prima di entrare al lavoro, e quando alzo la testa verso quella voce lontana incrocio quegli occhi attenti ma smarriti, persi in una dimensione del tutto personale e distaccata dalla realtà. Mi piace interagire con lei, mostrandole un sorriso che mi viene spontaneo dal cuore. Mi sembra di vedere i miei nonni quando fanno di tutto per attirare la mia attenzione e ricevere anche solo un sorriso che manifesti la mia presenza. Stamane, appena imboccato il vicoletto come sempre deserto, ho iniziato a udire un suono squillante, quasi di campanelli. Mentre avanzavo, mi sono reso conto che proveniva dalla sua finestra, dove c'era lei che stava facendo colazione appoggiata al davanzale, con in mano un cucchiaio di metallo col quale si portava alla bocca - posso immaginare - la zuppa di pane e caffelatte contenuta in un pentolino anch'esso metallico. Anche mio nonno, fino a quando è stato male l'anno scorso, faceva colazione con una simile zuppa attingendola direttamente dal pentolino in cui l'aveva preparata! Il gesto della vecchina era abbastanza concitato, ecco perché sembrava un suono di campanelli che si diffondeva tutt'intorno... Io mi sono fermato davanti al mio portone e ho acceso il mio sigarello: come sempre, la vecchina ha attirato la mia attenzione, chiedendomi cosa stessero facendo i due individui che, nel frattempo, avevano imboccato il vicolo, percorrendolo mentre controllavano i vari tagliandini esposti sul parabrezza delle auto in sosta. Io le ho risposto che erano vigili che controllavano le auto parcheggiate, e lei, dopo avermi ringraziato per l'informazione con un rapido ma caloroso movimento del capo, si è ritirata nella sua abitazione. Ma so che tra poco - forse già ora - tornerà a scrutare dall'alto della sua finestra quel vicoletto che, per lei, rappresenta tutto il mondo con cui può interagire. E io sarò sempre felice di rispondere ai suoi richiami.
22:59
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12/02/2008
A un fratello
Vedi, fratellino mio, a volte il nostro cuore, il nostro spirito, tentano disperatamente di parlarci, di farci comprendere cosa è meglio per noi, quale direzione dovremmo prendere per il bene nostro e di chi ci sta a fianco. Ma spesso, in queste situazioni, non siamo in grado di riconoscere i segnali e, di conseguenza, di ascoltare questa raffinata voce che ci parla. Fratello mio, ti parlo forte della mia esperienza e desideroso, per tutto il bene che ti voglio, di condividere con te una preziosa e fondamentale lezione di vita: ascolta il tuo cuore, o meglio: ascolta quanto il tuo cuore ti dice attraverso la tua pancia, la tua testa, i tuoi sensi, il tuo intuito. Ascolta. Perché il tuo cuore ti parla sempre, e sempre ti dice la verità. Sta a te dare una forma reale e concreta a quanto provi sotto forma di sensazioni, intuizioni, sentimenti. A volte ti potrà capitare di non potere né volere credere a quanto la voce del cuore ti dice: fa' uno sforzo, tenta di lasciarti andare e di evadere dai tuoi stessi schemi mentali ed emozionali per andare incontro a scelte e situazioni che mai avresti pensato potessero interessarti, abbandonati al flusso emotivo che il tuo cuore ti chiede di vivere in tutta la sua prorompenza, anche se ciò dovesse significare seguire nuove strade, abbandonare abitudini consolidate, avvicinarsi a persone e situazioni dapprima ignorate. Fratellino mio, se ti dico ciò - lo sai - è perché davvero ti voglio bene, e desidero condividere con te questi segreti per la felicità che sto scoprendo lungo il mio percorso. Ti sarò sempre vicino, potrai aggrapparti e me ogni volta che vorrai, e così cammineremo insieme. Cresceremo insieme...
13:05
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08/02/2008
Ipse dixit (8/2/2008)
"Se fai di tutto per integrarti tra gente nuova ed entrare nel mondo degli altri, ma oggettivamente il tuo ingresso viene ostacolato, tenta tu di portare gli altri nel tuo mondo"
(Affermazione di mio padre)
10:40
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05/02/2008
Ipse dixit (5/2/2008)
"Oggi ti si legge nello sguardo che manifesti tutta la tua positività: hai una carica addosso che potresti spaccare il mondo. Domenica scorsa, invece, eri talmente negativo che non saresti riuscito ad organizzare nemmeno un funerale!"
(Affermazione di mio padre)
09:15
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01/02/2008
Il salto
Sarà manifestazione di quella che il buddhismo chiama "compassione", ma recentemente mi riempio di sincera gioia nel vedere altri esseri umani che riescono a riprendersi la propria vita tra le mani e a fare quel grande salto che nell'immaginario comune è qualcosa da temere perché difficile e pericoloso: ma non è così per i Guerrieri della Luce!
Proprio ieri, in ufficio, abbiamo assistito all'abbandono di Eli, un addio tanto repentino e incredibile (per lei che era una delle colonne portanti del progetto a cui lavoriamo) quanto fermo e sereno. Un abbandono dovuto alla semplice constatazione che la situazione in cui ci troviamo attualmente e le prospettive per il futuro - sebbene per chi guarda da fuori siano qualcosa di invidiabile solo perché siamo dentro l'Università e quindi in un ambiente apparentemente altolocato - altro non sono che precariato senza sbocchi: siamo precari come lavoratori e come esseri umani.
E' da più di un anno che questa è anche la mia idea, ammetto che spesso mi sono sentito un po' fuori luogo, nel ruolo del contestatore del momento, a manifestare tranquillamente agli altri queste mie idee e l'intenzione, sicuramente, di cambiare strada quanto prima. Purtroppo, le strutture della mia vita (vedi due post indietro) finora non me lo hanno permesso, ma la convinzione del mio pensiero è rimasta inalterata. Eli, che apertamente non ha mai manifestato un disagio in questo senso, probabilmente ha maturato in silenzio lo stesso percorso emotivo che ho affrontato io. Non è la prima volta che mi succede, c'è anche chi apertamente mi ha riferito di aver notato questa cosa: sembra che in certi contesti in cui mi inserisco, fino a quel momento immutabili, la mia presenza generi una sorta di "contagio di pensiero", come se il mio campo energetico - e quindi i miei pensieri - arrivassero agli altri con cui convivo innescando anche in essi una maturazione di pensiero parallela alla mia.
Sono davvero contento per Eli, perché è davvero bello vedere un essere umano che riesce a rompere gli schemi ponendo in discussione il proprio Io e la propria vita, perché basta guardarsi attorno con occhi un poco svegli per rendersi conto che normalmente questo non accade, che normalmente ci affidiamo a schemi (spesso autocostruiti) con l'illusione di essere felici e di stare facendo la cosa più giusta. Buddha dice: "Muoviti nel mondo celebrando, danzando, cantando, simile a un'ape; va' da fiore a fiore, soltanto attraversando tutte le esperienze diventi maturo".
Brava Eli, te lo dico col cuore: la tua scelta, e soprattutto il modo in cui l'hai affrontata, mi hanno reso davvero felice. E non mi crea assolutamente invidia vedere che il salto tu hai avuto la forza di farlo mentre io ancora mi sento impantanato, perché so che ogni cosa accade sempre nel momento giusto, e questo è stato il momento in cui tu eri pronta per affrontare questa decisione. Arriverà anche il mio momento, e anche quello di altri. E così sarà per sempre. Non ti auguro carriere migliori di quella che ti si sarebbe prospettata qui, ma semplicemente di riuscire a vivere quella fondamentale felicità come essere umano la cui ricerca, anche inconscia, ti ha spinto ad allontanarti da qui. E questa sarebbe la carriera migliore...
"Salto nel blu a testa in giù
evitando di toccare il fondo
poi di colpo su nel cielo blu
legato alla vita lancio la mia sfida con un grande salto
ma questa voglia di esplorare il vuoto
in fondo cos'è e forse il vuoto che
è dentro di me"
(Raf - Un grande salto)
16:45
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30/01/2008
Ora so!
Ora so da dove vengo. Ora so da dove devo ripartire. Ora so dove devo tornare.
E' stata un'esperienza indimenticabile, spero la prima di una serie che arricchirrà questo mio percorso, perché ora ho ricevuto la chiave per sciogliere tanti nodi, e so come devo continuare a lavorare. Non è un caso se solo ora ho sentito il bisogno di incontrare la persona che ho incontrato l'altro giorno e che mi ha svelato quelle verità di cui avevo bisogno. Ora ho un bel po' di informazioni su cui meditare e lavorare per giungere alla piena rigenerazione del mio Io più intimo. Ho voluto questa esperienza talmente tanto e col cuore più puro possibile che essa mi ha ripagato generosamente, e farò tesoro di quanto ricevuto perché, lo ripeto, è la chiave che cercavo.
Ho anche avuto conferma di altre verità, altrettanto importanti per me. Ho avuto conferma su A.: è esattamente come intuivo da mesi, sapevo già come stavano le cose (anche perché certi atteggiamenti sono sempre stati evidenti), conoscevo già quello che mi è stato celato come un segreto e del quale, invece, bastava parlarmi con tutta serenità. Ho avuto conferma sulle mie vere aspirazioni di vita, quelle che si stanno manifestando negli ultimi tempi. Ora so come agire di conseguenza, devo solo organizzare le mie "strutture" (si veda il post precedente).
Ma la cosa più importante è che ora nel mio cuore e nella mia mente risuona dolcemente un nome: Nihat...
09:33
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29/01/2008
Sostanza, forma, strutture
Nella progressione quotidiana lungo il mio percorso, mi sto rendendo conto che sto lavorando su tre livelli, diversi e distinti ma compenetrati e necessari uno all'altro per rendere completamente quel "me stesso" che da più di un anno ho deciso (per profonda necessità interiore) di ricreare e sviluppare. Sto realizzando che il mio Io inteso come forma completa che mi permette di identificarmi nel mondo si sviluppa su tre piani che mi piace definire forma, sostanza e strutture. Sicuramente non sto realizzando la concettualizzazione del secolo, tutti i filosofi degni di nota hanno sempre soffermato la loro attenzione sul binomio forma/sostanza. Ad esempio, per Aristotele la sostanza è ciò che permette all'ente di essere determinato in un certo modo, ovvero la qualità senza la quale un certo ente sarebbe diverso da ciò che è (senza la quale sarebbe un altro ente avente una diversa determinazione). Per ciò che riguarda soprattutto gli enti sensibili, si può definire la sostanza come un'unione di forma e materia. Tale binomio viene chiamato da Aristotele "sinolo" (synolon). Un ente è ciò che è e non un'altra cosa proprio perché ha una certa forma, forma che si plasma a sua volta entro una materia, che può essere anche più di una per ciascun ente. La combinazione forma/materia, il sinolo, determina in modo necessario ciò che un ente è.
Per me, la mia sostanza è la mia parte interiore, la mia spiritualità, la mia coscienza, la mia mente, i miei pensieri, la mia struttura energetica sottile; sono le mie consapevolezze, il mio spirito, i miei desideri, la mia concezione del mondo, dell'ambiente e degli altri essere senzienti, il mio modo di vivere la vita. La mia sostanza, insomma, è per me la mia parte intangibile, quella che alberga dentro l'involucro costituito dal corpo e dalla mia fisicità e che si manifesta attraverso sentimenti, azioni e reazioni.
Per forma intendo appunto la manifestazione della mia sostanza: un gesto, una parola proferita, un sorriso, un atteggiamento, un comportamento, un'azione, una scelta sono tutte espressioni della mia forma. Ora, è evidente che questa forma è decisamente condizionata dalla sostanza che la anima (Husserl diceva che "la coscienza conferisce senso a ciò che ne è privo, anima l’inanimato, dà forma all’amorfo), e che quindi qualsiasi cambiamento nella sostanza si manifesta, a livello pratico e alla portata dei sensi umani, in cambiamenti altrettanto significativi in atteggiamenti, comportamenti, azioni e così via.
Ritengo però che la mia fisicità sia al contempo forma e sostanza: forma perché è l'involucro di cui ho detto che contiene la mia sostanza e che da questa viene condizionato nelle sue manifestazioni, ma allo stesso tempo è di per sé sostanza perché, ritengo alla luce di quanto sto esperendo lungo il mio percorso di cambiamento, spesso mi sembra che la mia fisicità stessa induca dei cambiamenti verso i livelli più profondi e spirituali del mio essere, proprio come essa possedesse una parte innata di sostanza in grado di influire sul resto del mio sistema. Forse è proprio per questo motivo che ripeto sempre che più faccio pratiche spirituali, più ravvivo e muto la mia fisicità e il mio essere nel mondo, e più faccio attività fisiche, più sento stimolate anche le mie attività energetiche sottili e il mio spirito.
In questo mio ragionamento, ho sentito la necessità di includere anche un terzo elemento, che chiamo "strutture". Si tratta delle cornici in cui si sviluppa la mia vita, dei contesti, delle persone che frequento, del lavoro, delle mie routine quotidiane, delle attrezzature di cui mi servo durante le ventiquattr'ore, di tutto ciò, insomma, che costituisce molto concretamente e banalmente il "frame" entro il quale posso agire, pensare, scegliere e reagire. Sembrerà un elemento poco filosofico, e invece sto comprendendo quanto anche le strutture della mia vita abbiano un peso nel mio percorso di cambiamento, poiché ora che sto riuscendo a cambiare la sostanza, e di conseguenza anche la forma, mi rendo conto che spesso - a questo punto del cammino - sono le strutture consolidatesi finora a condizionare (limitando o permettendo) l'evolversi del mio nuovo io. Esempi banali: struttura è il luogo in cui risiedo, che condiziona i tempi e le modalità di spostamento verso i miei contesti lavorativi e di socializzazione; struttura sono le argomentazioni che posso sentire mie in un qualsivoglia contesto di interazione umana (è chiaro che avere o meno la possibilità di interloquire su certi argomenti influenza le mie possibilità di integrazione in gruppi sociali nuovi, come ad esempio un bar, per quanto la mia nuova sostanza mi spinga ora a farlo a differenza che in passato); struttura è l'insieme di caratteristiche che altri individui mi attribuiscono dopo anni di convivenza (qualità, abitudini, ecc.) e che possono limitare eventuali miei slanci verso nuove abitudini e modi di fare, tra cui, ad esempio, la voglia di cambiare totalmente lavoro o addirittura di migrare all'estero. Le strutture della mia vita sono certamente tante altre, come per ogni individuo.
Aver dedotto l'esistenza delle strutture nel complesso sistema che già includeva forma e sostanza è sicuramente una conquista, ma allo stesso tempo uno spunto per lavorare ancora di più e in profondità per proseguire con maggiore efficacia il mio percorso. Sto acquisendo consapevolezza che, ora che la mia sostanza sta effettivamente mutando, devo intervenire su molte strutture per permettere che il mio Io viva appieno i cambiamenti in corso. Occorre che de-strutturi per poi ri-strutturare, senza la paura di vivere il senso di smarrimento normale per chi decide di "cambiare vita". Ciò può voler significare cambiare nel concreto contesti e luoghi, ma anche allontanare persone e situazioni che ritenga limitare le mie nuove possibilità e aspirazioni. Voglio però essere fiducioso e non ricorrere a scelte troppo razionali e studiate a tavolino, che sicuramente risulterebbero anche dolorose: voglio credere che tutto verrà a suo tempo e con naturalezza, l'importante è permettere al flusso del cambiamento di scorrere liberamente e agire dove deve agire: ora, quindi, dopo sostanza e forma, anche sulle strutture.
09:40
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24/01/2008
Veritas
Lunedì saprò la verità, o le verità, forse ne basta solo una per iniziare a sbloccare un bel po' di cose. Una, ma fondamentale. Finalmente. Non chiedetemi chi e come me le svelerà, vi posso solo dire che è una persona che non conosco ma che già sento amica. Inizierò così a spogliarmi lentamente di questi panni dapprima solo sporchi, ora proprio vecchi e logori, che mi vanno stretti e in cui non mi riconosco più. Lunedì... Lunedì inizierò a riprendere in mano la mia stessa vita, e inizierò da questa verità. Lunedì forse avrò le lacrime agli occhi, ma sicuramente il cuore pieno e l'animo rivitalizzato. Lunedì forse già diventerò un altro, o forse sarò ancora la stessa persona, ma sicuramente con nuove consapevolezze e punti di vista. Lunedì forse già prenderò decisioni, o forse non cambierò direzione, ma acquisirò certamente maggior accortezza nelle scelte che mi si profilano all'orizzonte.
Lunedì... non sarà un lunedì qualunque...
15:17
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09/01/2008
Viaggio
Adoro questa poesia di Constantinos Kavafis, è per me molto significativa in questo periodo della mia vita. Voglio condividerla con chi è solito sbirciare in questo mio spazio. Che anche per voi sia un affettuoso insegnamento...
ITACA
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere d'incontri
se il pensiero resta alto e il sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo
né nell'irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l'anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga
che i mattini d'estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche aromi
penetranti d'ogni sorta, più aromi
inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca
- raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull'isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos'altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
Già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
Constantinos Kavafis, "Settantacinque poesie"
11:20
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21/12/2007
Ctrl+Alt+Canc
E' il mio più grande buon proposito per l'anno nuovo, direi il più grande di tutta la mia vita: un bel reset totale, quello che da tanto, troppo tempo sto rimandando. Nei pc inchiodati Ctrl+Alt+Canc è la combinazione magica di tasti che elimina il problema alla radice, arrestando le applicazioni in blocco o permettendo addirittura lo spegnimento del sistema di cui si è perso il controllo. E' l'alternativa software al più brusco push the start button, che comunque dà pure le sue soddisfazioni (quel senso di onnipotenza che si sviluppa quando vedi di poter mettere tutto a tacere solo con una semplice pressione su quel simbolino totemico qui a lato...). Fai Ctrl+Alt+Canc, azzeri tutto, poi riparti: così devo fare io con la mia vita. E' ormai giunto il momento, è ora che, oltre che a parole, anche nei fatti riprenda in mano la mia stessa esistenza, alla luce di quanto faccio da più di un anno per questa rinascita: tutto il Reiki, tutte le meditazioni che ho fatto nell'ultimo anno, tutti gli sforzi (spesso sofferti) che ho fatto per essere diverso stanno agendo adesso, e io sto cogliendo i segnali di questa svolta che sta arrivando. Sono segnali di rinnovamento, di fervore emotivo, di slancio verso la vita. Così come un computer impallato, anch'io ora vivo una condizione di blocco di fronte all'oggettiva necessità di prendere decisioni, cambiare ruoli e abitudini, aprire molte nuove finestre sul mondo: ma di fronte all'impossibilità di ripristinare la normale esecuzioni delle applicazioni, sento la necessità di un reset. E credo proprio che il 2008 sarà l'anno del mio personalissimo Ctrl+Alt+Canc. Non conosco ancora le conseguenze, non so come funzionerà il mio nuovo sistema, ma il bisogno di cambiare è più forte di ogni timore, e sento di dover affrontare il cambiamento con animo sereno e lo spirito di un Guerriero della Luce (santo Coelho!).
11:05
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05/08/2007
21
E' successo di nuovo... ancora una volta "Blog del giorno"!!!!
Grazie grazie grazie... anche il mio alter-ego a sei facce ringrazia di cuore e saluta con sentita cordialità chi di tanto in tanto passa a fare una visita per leggere i miei pensierini, e con la manina alzata dà il benvenuto a chi si affaccia oggi per la prima volta su questo spazio per curiosare tra le mie cosine.
E' da un po' che non scrivo cose nuove, le idee ci sarebbero ma spesso sono così mutevoli che per ora che le ho organizzate e mi appresto a condividerle con voi, mi rendo conto che qualcosa nel frattempo è cambiato e mi trattengo dal pubbblicarle. Diciamo che si può proprio fare un parallelo tra i miei processi mentali e una partita a dadi: le combinazioni possibili e i risultati scaturenti sono sempre poco prevedibili...
Grazie ancora!
;-)
10:13
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22/06/2007
Zolfo, sale e mercurio
L'altra sera ho accettato l'invito dell'amico Massi e ho presenziato con grande piacere alla conferenza di un alchimista brasiliano, Joel Aleixo (di cui vi consiglio di visitare il sito, www.joelaleixo.com). Sebbene si sia trattato di un incontro di breve durata rispetto a tutto quello che ci sarebbe da dire su questa disciplina, sono rimasto davvero entusiasta. Joel è una persona estremamente positiva, ho potuto percepire le sue emanazioni energetiche e la sua carica, tanto che da ieri mi sento pervaso di una strana e piacevolissima energia: come se avessi assorbito le sue vibrazioni e mi fossi caricato della sua energia aurica... In un paio di ore ha riassunto l'essenza dell'alchimia, di questa disciplina che molti ancora prendono per qualcosa di magico e misterioso e che invece vuole riportare all'essenza della vita, ai suoi quattro elementi fondamentali, all'armonia tra i sistemi interagenti che compongono l'individuo in un'ottica olistica (fisico, psichico, spirituale): tutti possiamo essere alchimisti, basta volerlo. Negli insegnamenti di Joel ho ritrovato molte cose che ho già appreso nel mio percorso spirituale o che sto apprendendo con le esperienze attuali, come il funzionamento dei chakra (da notare che egli non li ha mai nominati, ma i concetti erano gli stessi che mi ha insegnato il mio Maestro di Reiki), i princìpi dell'autoguarigione e - soprattutto - l'importanza di non diventare asceti totali (errore che compiono molte persone "in cerca di se stesse") ma di capire che l'Energia Cosmica si manifesta attraverso la nostra fisicità, e quindi occorre essere ben radicati nel mondo e curare anche la nostra parte fisica per arrivare quanto più possibile alla maturità spirituale (non a caso già gli antichi dicevano "mens sana in corpore sano", no?). Quest'ultimo è il punto che più mi ha colpito, perché proprio negli ultimi tempi ho riflettuto su quest'esito delle mie pratiche spirituali: più le metto in atto, più prendo consapevolezza della mia fisicità, del mio stare nel mondo e della mia esistenza mondana; allo stesso modo, più curo il mio fisico (con l'alimentazione, l'esercizio fisico ed il giusto riposo), più sento attivi i miei canali energetici e le mie funzioni spirituali. Altra cosa fondamentale: non lasciamo che la nostra mente venga aggredita da pensieri nocivi, se vogliamo stare bene; se una persona ci offende o semplicemente ci sta antipatica, la causa del nostro stare male non sarà quella persona in sé con le sue azioni, ma l'idea di esse di cui si appropria il nostro cervello: impedendo all'idea di stagnare nella nostra mente, impediremo alla causa concreta del male di nuocerci. Zolfo, sale e mercurio sono gli elementi chimici alla base dell'alchimia, ognuno dei tre presiede ad un'area diversa del sistema-individuo: in alto il mercurio (che è volatile), in basso lo zolfo (che è combustibile), al centro il sale, con la funzione di mediatore. Un po' come il sistema dei chakra principali, in cui il quarto (cuore) mette in comunicazione e bilancia i tre superiori con i tre inferiori. Davvero un bell'incontro, quello dell'altra sera, spero di poter approfondire questi argomenti come ulteriore passo del mio percorso. E ho ritrovato con piacere punti di contatto con "L'Alchimista", il romanzo più famoso del mio autore preferito, Paulo Coelho. Consiglio pure a voi di dare un'occhiata in giro su questi temi, magari partendo dal sito che vi ho segnalato ad inizio post. Seguite la Luce, cogliete i segnali...
14:20
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20/06/2007
Parole che muovono il sole...
Bene bene... So che ha letto il mio blog, come avevo intuito (viva il mio Terzo Occhio che a volte mi fornisce intuizioni precise...). Lo ha detto ieri sera durante un mio aperitivo dopo il lavoro. In realtà mi ha informato di aver visitato il mio sito, ma dato che questo non è in realtà attualmente agibile se non per il link che rimanda qui, ne deduco che abbia curiosato in questo mio spaziettino. Ecco chiarita la "strana piega" della faccenda a cui ho accennato nel post precedente, l'atteggiamento ambiguo nei miei confronti delle ultime due settimane, quel muro posto davanti a me non di certo per antipatia. In realtà alcuni angoli si stanno smussando, ma era evidente che la specie di chiusura verso me dipendesse da una sorta di disagio dopo aver letto quanto ho scritto su di lei. Posso presupporre che continuerà a leggere il mio blog, e quindi approfitto per lasciarle un messaggio: scusa, non volevo apparirti troppo invadente o offenderti, ho sempre fatto e detto tutto con vera tenerezza; e mi sono comportato così perché qualcosa dentro mi diceva che dovevo vivere al massimo quanto provavo e provo tutt'ora, che dovevo lasciare che il mio cuoricino continuasse a vibrare. Per una volta nella vita mi sono lasciato andare, non mi sono posto dei blocchi, sono semplicemente restato ad ascoltare le vibrazioni... Scusa se ciò ti ha messo in difficoltà.
"Un passo indietro ed io già so
di avere torto e non ho più le parole
che muovano il sole"
(Negramaro, 'Un passo indietro')
10:20
Scritto da : fac.co
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